ETIES - EP 006

EP.005 – Un caffè con ETIES srl

In questo articolo trovi la trascrizione completa dell’intervista realizzata con Paolo Zanni di ET-IES, all’interno del podcast Marketing Caffè B2B.
Un’occasione per approfondire il tema della frammentazione dei dati in azienda, della trasformazione digitale e di come un approccio strutturato possa aiutare le imprese a trasformare i dati in informazioni utili e azionabili.


Trascrizione completa

Massimo: Buongiorno e ben ritrovati nella nostra serie di interviste. Oggi approfondiamo eh l’attività di ATS. Abbiamo con noi l’ingegner Zanni che ci farà compagnia per il caffè virtuale di oggi, a cui do il benvenuto e e ringrazio per la disponibilità e eh seguendo quello che è un po’ il nostro eh stile non perdo troppo tempo e chiedo subito quasi anche brutalmente a Paolo di presentarsi, di presentare ATS e di raccontarci magari di cosa si occupa e di cosa l’azienda si occupa.

Paolo Zanni: Buongiorno. Beh, io vengo da un percorso di 25 anni come consulente a livello operation e trasformazione digitale. Ho girato tutto il mondo, quindi Italia, Europa e America, soprattutto America del Nord. Ho seguito diversi progetti di miglioramento e a seguito di questo lungo percorso ho ritenuto opportuno aprire una mia realtà che potesse darmi una mano a a risolvere delle problematiche che trovavo ricorrenti nelle diverse aziende, ovvero la disomogeneità, la frammentazione dei dati che vi erano, quindi tantissime piattaforme applicativi e la difficoltà di avere l’informazione, ovvero i vari dati elaborati che diano indicazione di cosa fare o comunque diano un suggerimento di una problematica.

E da lì è nata ETIES.

Massimo: Ok, perfetto. Grazie, grazie di questa visione di insieme di dello storico che sta dietro poi al progetto e già già raccontato così, cioè avere tutta una serie di dati che in azienda non vengono utilizzati o che vengono persi o non gestiti eh o non analizzati descrive in effetti un settore e una e un ambito applicativo molto tecnico e immagino anche molto complesso poi nella nella sua realizzazione e gestione.

E la mia seconda domanda va proprio in tal senso, cioè qual è la principale sfida che incontrate e che incontrate nel raccontare il servizio di ETS alle aziende?

Paolo Zanni: La difficoltà principale è fargli capire della possibilità di avere un’informazione, perché tante volte sono talmente abituati ad avere questa frammentazione che per loro è normale copiare un po’ di qua, coppiare un po’ di là, aggregare e a volte perderci giornate e tutto quando in realtà una volta che tu hai impostato dei flussi di integrazione le informazioni arrivano da sole e da lì fai puoi fare il passo successivo che si tratta di agire, ovvero ci sono delle determinate condizioni che mi dicono poi far questo che è lo step successivo che facciamo noi, quindi non è solo una mera dashboard di quella che è la situazione, ma permette di poter andare a definire delle priorità e andare ad agire direttamente dalla piattaforma con tre livelli.

Posso agire direttamente, quindi è la full automation, nella parte, diciamo, intermedia in cui c’è una semiautomation, cioè chiede una conferma da parte dell’operatore e un’altra in cui è proprio l’operatore che agisce. Ok? Per fare questa attività, però tutto comunque viene centralizzato in uno con l’uovo e infatti noi lo chiamiamo universal integration layer, cioè un substrato che unifica tutte quelle piattaforme infrastrutture che ci sono all’interno dell’azienda e in genere entriamo in punta dei piedi perché capiamo tramite un assessment quali sono le criticità all’interno dell’azienda e diamo delle soluzioni con quello che già hanno.

Quindi l’azienda non viene stravolta, l’azienda viene potenziata partendo da quello che ha già. Poi un domani se vuole introdurre altri applicativi o digitalizzare ulteriormente lo farà su una base già solida e questo ehm su questo percorso gli aiutiamo tramite un’attività di assessment molto importante in cui andiamo a individuare le criticità che molte volte non sono palesi perché perché l’azienda vive nella quotidianità mentre la consulenza permette di vedere molte cose quindi quello che per alcuni è quotidianità in realtà è qualcosa che può essere migliorato.

Massimo: A me così al volo viene in mente la solita vignetta dei due cavernicoli con le ruote quadrate che dicono a quello con la ruota rotonda, no, abbiamo già troppo da fare e siamo abituati a lavorare con queste e non a portarci qualcosa in più.

E immagino che appunto attraverso un assessment e attraverso questa sorta di approccio verso le aziende clienti, sia necessario prima di tutto avere un approccio interno che prevede comunque dei metodi, delle competenze e delle procedure che vi permetta di affrontare anche progetti complessi in magari settori e con 1000 variabili differenti a livello di clientela, ma avendo un approccio che sia solido e che abbia una base poi procedurale e di processo anche dal vostro punto di vista interno.

Paolo Zanni: Allora, diciamo, ritornando all’esempio della ruota, lì l’esempio è facile, a livello di software è molto più difficile perché non posso far vedere il codice, è qualcosa di direttamente non percettibile che la ruota sarebbe più semplice. Guarda, è questa.

Nel caso nostro è molto più difficile perché anche un tasto dietro magari ci sono 1000-2000 righe di codice, interpolazioni e quant’altro. Quindi questo è il primo aspetto, cioè non capisco perché non vedo. Infatti io dico sempre l’occhio vede, la mente ragiona, quindi partiamo sempre da creare una visione di quello che potrebbe essere utilizzando il nostro sistema e questo aiuta moltissimo perché permette di entrare già nei meccanismi e vedere quello che potrebbe essere uno scenario futuro.

E tutto questo rientra in delle procedure che abbiamo definito all’interno della nostra azienda e grazie anche al fatto che, come dicevo, dopo 25 anni sono anche auditor, sistemi di qualità, sicurezza, ambiente, quindi per me viene anche naturale impostare delle procedure, delle sequenze, delle checklist che permettono poi di gestire in maniera strutturata quelli che sono i progetti.

Perché molte volte l’organizzazione dobbiamo metterla noi perché c’è caos dal cliente e soprattutto perché i suoi fornitori non sono preparati. Chi costruisce macchine, a chi sviluppa software, che in realtà è un’altra azienda, che magari è un individuo singolo che programma e basta.

Quindi mettere insieme tutte queste particolarità è difficile anche il fatto di avere magari da un’altra parte il sistemista dell’azienda che è quello che fa tutte le configurazioni dirette, quindi è un altro attore da mettere tutti insieme e in altre realtà magari più complesse c’è anche una parte legata alla cyber security, la sicurezza del dato e quindi col nostro metodo strutturato e digitalizzato all’interno di CMD che è la nostra piattaforma riusciamo a gestire in maniera metodica tutti i processi, tutte le attività. E come dico sempre, l’orecchio dell’elefante va mangiato a piccoli bocconi, quindi un problema è grande, ma nel momento in cui lo scomponi sono piccoli problemi che tu puoi risolvere con un metodo strutturato e con queste semplici regole riusciamo a portare avanti tutte le nostre attività.

E quello che dico sempre è che chiamo e mando una mail. Cosa significa? Mi chiarisco a voce e poi mando l’informazione che viene registrata all’interno del nostro CMD come commento all’interno dei ticket e dell’attività. Non procedo se non ho tutte le informazioni, non ha senso portare avanti un’attività se non so effettivamente dov’è l’inizio, la fine. E questo va esplicitato anche al cliente perché gli deve essere chiaro cosa stiamo facendo, come tramite dei mo quindi delle simulazioni in cui diciamo verrà fuori così, va bene, dopo c’è la parte di fine tuning, ma almeno riusciamo ad avere eh una parte grezza ma abbastanza delineata e da lì chiudiamo. Questo è l’approccio.


Massimo: Ok. molto molto chiaro, diciamo che applicare già la metodologia che si vorrebbe portare all’interno della dell’azienda cliente a se stessi, per cui agendo già in prima in prima battuta nella creazione di un metodo di lavoro, di un approccio al lavoro eh che poi possa essere trasferito, mi viene da dire è eh prima di tutto un elemento di coerenza, perché eh logicamente altrimenti si finisce con l’essere il calzolaio con con la scarpa bucata e il secondo, eh, ma lo accennavi tu, è una forma mentis che consente poi di mantenerlo in tutto il flusso di fornitura e di servizio anche in situazioni molto diverse tra loro. Ora, questa era magari una domanda più eh su una fotografia attuale, su una visione di insieme.

Se chiedessi, ma guardando al futuro senza voler dire fra un mese, fra un anno, fra 3 anni, anche perché poi è un po’ difficile con la situazione internazionale anche del momento fare dei progetti a medio-lungo, ma guardando ai prossimi anni, mettiamo, restiamo abbastanza generici in questa maniera. Quali opportunità o trasformazioni vedete nel vostro settore che possono diventare delle opportunità importanti per l’azienda.


Paolo Zanni: Allora, diciamo che a livello di software è qualcosa che va al di là di quello del contesto politico economico in tanti casi, perché è un qualcosa che va, cioè tu non puoi fermare lo sviluppo software, non puoi fermare il fatto che eh nascono nuove tecnologie, nuovi linguaggi e lo vediamo anche da ChatGPT no? Boom. Eh, è qualcosa che tu comunque non puoi permetterti di non sviluppare, non stare sul pezzo.

Quindi aziende fossilizzate sui loro vecchi applicativi saranno destinate a morire a lungo d’are. Quindi è necessario vivere la realtà, viaggiare, partecipare alle fiere, agli eventi, ascoltare. Noi partecipiamo alle fiere internazionali sempre, quindi al CES sempre, eh, fieri di Barcellona, al TTC, ad Amsterdam, bisogna essere sempre perché di ascoltare il mercato, cosa sta dicendo, cosa stanno guardando gli altri.

È ovvio che adesso c’è tanta nebbia, dico io, legata alle AI, ma bisogna adesso il concreto perché l’EI è tanta fuffa. Bisogna dire, innanzitutto curare la raccolta dei dati e dopo da lì andare a analizzare perché sheitting shit out se il dato non è buono anche il risultato sarà ancora pessimo. Se lo potenzo con le AI sarà ancora pessimo, sarà molto peggiore, probabilmente.

E le conseguenze possono generare il fatto che sia peggiore e tutto. Quindi, noi comunque c’è un piano programmatico da qua a 5 anni che comunque viene sempre riadattato e va a far sì che le nuove tecnologie vengano integrate il prima possibile nella piattaforma per renderla sempre più performante.

Quindi parliamo di geofacing, di comunque di un’integrazione di un chatpo integrato direttamente alla piattaforma. Non prendiamo nulla e lo mettiamo dentro. Noi creiamo direttamente la piattaforma per evolverla perché deve essere qualcosa di nativo, ok?

No, una come dire una forzatura che vado a mettere all’interno del sistema. Questo perché è come una pianta che bisogna alimentarla e farla crescere. Non posso innestare su un melo o un albicocco, deve essere qualcosa che piano piano permette di far crescere il prodotto e andare a potenziarlo, a risolvere nuove esigenze e al tempo stesso dare nuove opportunità per i nostri clienti.


Massimo: Ok. Ok. E su questo, diciamo, apri un po’ la strada rispetto a quella che è la domanda con cui poi con cui mi piacerebbe chiudere. Chiediamo sempre un consiglio, per cui eh un consiglio che eh potrebbe essere dato a un imprenditore, imprenditrice, a una figura manageriale che si trovi ad affrontare dei progetti tecnici o di sviluppo di innovazioni anche complessi. Quale potrebbe essere?


Paolo Zanni: Allora, beh, io sono anche fra le altre cose anche Innovation Manager certificato. Secondo l’11814 io ho fatto diverse docenze per nuove innovation manager e quello che continuo a continuo e continuerò a ripetere è l’analisi del contesto e l’assessment. È importante capire dove si è. Dopo da lì posso dire dove voglio arrivare, fare un piano d’azione, un action plan che mi permetta di arrivare lì. Ma finché non so dove sono, non mi posso permettere di fare un piano di investimenti.

Perché, come dire, se oggi devo andare, se domani devo andare a Venezia e sono a Milano oppure sono a Vicenza e devo andare sempre a Venezia, il tempo di percorrenza è diverso. Anche i mezzi possono essere diversi, ma prima devo sapere dove sono.

Quindi l’assessment è sempre qualcosa che tutti danno per scontato, perché è scontato che chi vende software deve fare anche l’analisi, invece no. Ed è per questo che insieme a The Ts che è la nostra Software House, c’è anche il Linkin che è una società di consulenza a 360°, quindi si occupa di trasformazione digitale, qualità, sicurezza, ambiente, gestione dell’energia, SG, quindi sostenibilità e responsabilità e lean transformation e guida le imprese nel definire prima dello sviluppo un nuovo prodotto un piano hanno strutturato eh con delle priorità. Ok?

Perché molte volte si confonde il rubinetto che perde acqua con l’incendio, no? Quindi vado a chiudere il rubinetto, ma in realtà non mi sto accorgendo che sto prendendo fuoco da un’altra parte.


Massimo: Sì, ritengo che l’esempio fatto del parto da Milano per andare a Venezia e invece se parto da Vicenza per andare a Venezia eh la strada, il tempo, il mezzo che posso utilizzare siano molto diversi.

Porti anche poi a ad avere un ampliamento di questa sorta di metafora, perché se da casa devo andare al supermercato che è a mezzo kilometro, non vado fino a Roma per tornare poi al supermercato solo perché Roma è una città di cui in molti parlano, perché molte volte magari il rischio è anche quello di innamorarsi del trend del momento, di alcuni applicativi o di alcuni metodi che sembrano molto molto vantaggiosi e poi invece all’interno della singola azienda sono catastrofici per quello che creano a livello di scompiglio e di mancato utilizzo.

Paolo Zanni: posso aggiungere un piccolo punto ed è importante, l’ho visto anche come dicevo in questi 25 anni di consulenza, bisogna tener presente che l’azienda è fatta di persone.

Io posso avere anche la vision più illuminante da qua a 50 anni, ma se le persone dietro non mi seguono, sarò da solo e quindi quel progetto di miglioramento, per quanto buono, sarà fallimentare.

Quindi non solo devo capire dove sono, ma con chi sono. E da lì fare un piano che sia sostenibile, perché sennò implodiamo, non riusciamo ad avere miglioramenti e ci lamentiamo magari di quella che è la cattiva idea. Magari non è la cattiva idea, non è il momento giusto.

Quindi bisogna creare il greenfield dove poter far crescere queste nuove opportunità. Due condizioni devono esserci tutte.

Facevi l’esempio dell’innesto, ma devo anche curare l’ambiente in cui quella pianta deve crescere e poi annualmente se voglio dei frutti buoni devo tagliare quello che non serve, ma devo sapere anche dove tagliare. E questo è un altro aspetto molto importante. La consulenza aiuta moltissimo perché vedi realtà. Io ho visto tutto il mondo, ho mangiato cose diverse, parlato in lingue diverse. Ti posso garantire che sento sempre le stesse cose con lingue, diritti diversi e mangio cose diverse, ma in realtà sono sempre i soliti argomenti, sempre gli stessi. E quindi tornando a un altro esempio, un’altra metafora che aiuta è come l’istruttore in palestra non è che è un genio, è che lui guarda le cose da un altro punto di vista e quindi ti dice “Guarda che l’esercizio stai facendo non proprio bene alla schiena storta”. Tu magari neanche te ne accorgi, ma ti stai guardando davanti, lui che ti guarda di profilo è un’altra prospettiva, vede che la schiena non è messa bene.


Massimo: Sì. Eh sì, questo è proprio legato alla consulenza che ti permette di capire non solo che devi metterti da un altro punto di vista, ma anche dove guardare, ma anche cosa guardare e dove guardare.

E credo che con questo con questo esempio finale, con questa metafora, abbiamo dato un’ulteriore spinta rispetto un po’ a tutto quello che che ci siamo raccontati.

Io naturalmente torno a ringraziare della disponibilità per aver partecipato e grazie anche di tutte le notizie, degli argomenti di cui abbiamo parlato. Io naturalmente lascio alla curiosità di tutti i link di ETs per andare a approfondire quella che è la realtà.


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